Come si sta lassù, Flip?

"Piovono olive" v 2.0
sabato, 05 febbraio 2005
giovedì, 21 ottobre 2004

lunedì, 04 ottobre 2004
18, 25 Novembre 2004 - Queste le città... Roma e Milano
"From A to WEB" è una giornata di seminari mirati ad approfondire la conoscenza del mondo e degli strumenti di Macromedia.
Macromedia detta sempre più i tempi dell'evoluzione del Web: sta guidando il passaggio da siti statici a dinamici, è in prima linea nella produzione di applicazioni interattive e intuitive e i suoi tool offrono una combinazione impareggiabile di potenza e semplicità d'uso. Gli strumenti ed i server Macromedia consentono oggi di realizzare applicazioni sempre efficaci, intuitive e interattive, supportano tutti i principali standard industriali e offrono una soluzione integrata che non ha eguali sul mercato.
Considerata la rapidità con cui si sta evolvendo il Web, restare sempre aggiornati sulle tecnologie che ne guidano lo sviluppo e sulle nuove opportunità offerte è assolutamente indispensabile. Partecipando a "from A to WEB" sarà possibile viaggiare all'interno del mondo Macromedia e conoscere al meglio le possibilità offerte dalle sue soluzioni.
sabato, 02 ottobre 2004
Genova: "Tante arti e tanta architettura"
«Questa è la più bella mostra d'architettura che si sia vista nel ventesimo secolo» [Gae Aulenti]
E alla fine è arrivato anche il giorno della Celant-mostra, terzo ed ultimo capitolo di questo 2004 prodigo di soddisfazioni e grandi eventi: l'arte contemporanea, finalmente. Ci siamo arrivati a fatica, fra mille polemiche, mugugni più o meno rumorosi sulle installazioni urbane, (leciti) nervosismi dovuti ad un budget vorace che agli altri eventi contemporanei ha lasciato solo bricioline. Insomma, in perfetto stile genovese.
La frase di Gae Aulenti fotografa il risultato finale: Arti & Architettura – e lo dico da fan di Rubens – si prepara a spodestare l'altra mostra simbolo del 2004 grazie ad una quantità spropositata di vere e proprie icone dell'architettura del Novecento e ad una manciata di idee dal sapiente gusto provocatorio. Si esce da Palazzo Ducale con una sbornia di immagini da manuale di storia dell'arte – toccate con mano – e lo strascico di discussioni iniziate nelle sale e da proseguire per strada. Perché l'idea di fondo intriga e mette nelle condizioni di giudicare anche il meno preparato dei visitatori. Quindi funziona...
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martedì, 28 settembre 2004
martedì, 21 settembre 2004
mercoledì, 15 settembre 2004
L'ultimo film di Almodòvar
http://www.lamalaeducacion.com/
lunedì, 13 settembre 2004
David Leavitt
Nato nel 1961 a Pittsburgh, David Leavitt rappresenta con le sue opere le classi sociali americane e i primi movimenti omosessuali nelle università. Alcuni elementi ricorrono nei suoi lavori, ma ogni volta vengono inseriti in un modo differente, quasi sempre all’altezza della fama che l’autore si è creato fin dall’inizio della sua carriera grazie a romanzi come “La lingua perduta delle gru” o alla raccolta di racconti “Ballo di famiglia”.
Definito "minimalista" e "post-minimalista", Leavitt rifiuta questa etichetta, inoltre i suoi non sono romanzi o racconti generazionali, ma molto di più: rappresentano un’epoca, i primi dolorosi anni della diffusione dell’AIDS negli ambienti omosessuali; parlano di malattie, morte e dolori, ma con sempre in riserva momenti di poesia purissima, alternata a crude verità sulle debolezze umane.
Non parla solo di giovani: personaggi come Owen, Stanley Flint, Richard o Rose simboleggiano la generazione precedente, in bilico tra la propria educazione, i sentimenti da nascondere e la diversa concezione, se non il rifiuto totale per mezzo della pazzia, del presente. Leavitt mostra un’eccezionale capacità nel parlare degli aspetti più oscuri dei personaggi sempre con una sorta di profondo rispetto. Conosce le debolezze, le paure e i vizi dei suoi personaggi e non si sente in dovere di giudicare. Lui espone, arricchisce le situazioni più squallide motivandole, illuminandole di una luce di speranza e futuro, anche quando le tragedie della vita sembrano invitare ben poco all’ottimismo.
Michael Cunningham, lo scrittore reso celebre dal libro “The Hours”, ha imparato bene la lezione. Entrambi trattano argomenti come l’AIDS o l’omosessualità vissuta negativamente con delicatezza, non sentono il bisogno, come altri scrittori gay, di rendere le proprie preferenze un fenomeno da baraccone, uno stile di vita utile per vendere più libri.
La maggior parte di libri in circolazione trattano di eterosessuali, indipendentemente dalle trame o dai personaggi.
Leavitt racconta le sue storie inserendo semplicemente più personaggi omosessuali, che faranno sentire a proprio agio il lettore omosessuale, il quale potrà addirittura riconoscere stati d’animo e situazioni vissute, soprattutto per quanto riguarda il coming out in famiglia. La famiglia per Leavitt è un elemento molto importante, che condiziona, talvolta drasticamente, i personaggi , o unire maggiormente i componenti in situazioni delicate.
Lo scetticismo di Leavitt è solo apparenza, un’illusione che si creano i personaggi nel tentativo di sfuggire al terrore che provano nell’affrontare situazioni difficili, o addirittura tragiche della vita.
"The Van" di Roddy Doyle
Probabilmente la quarta di copertina potrebbe portare qualcuno fuori strada: "....I nostri eroi partono in cerca di fortuna: sulla strada li aspettano soldi (pochi), avventure (tante) e risate (a crepapelle)".
Due sulla strada fa parte della Trilogia di Barrytown: la famiglia Rabbitte ne passa di tutti i colori, la trama trasuda un enorme realismo, quindi è anche piuttosto ovvio che non abbia un finale definito, proprio come nella vita reale. E' il romanzo tipo sulla vita da disoccupati che convivono con il sussidio di disoccupazione irlandese in una condizione non molto lontana da quella britannica, dove la comicità non è su battutine o scene "comiche" esemplari(infatti non c'è niente da ridere riguardo la loro situazione). Bisogna leggerlo con l'ottica del famoso "take it easy" irlandese, tenendo conto della comicità noir di Doyle che spesso sfiora livelli geniali. L'autore ha spesso uno stile un po' sarcastico (o ironico): nella letteratura irlandese è preferibile una trama realistica e quotidiana rispetto a vite impossibili ridotte allo stereotipo delle guerre civili o delle mitologie. Nella trilogia di Barrytown è incluso "The Commitments", dal quale è stato tratto anche il musical che ormai è entrato nella storia della musica.
"Dopo tanta solitudine" di Nuala O'Faolain
La O'Faolain non ha portato nulla di nuovo, se non qualche riflessione sul suo passato e sulla situazione nordirlandese, peraltro in modo banale e inutile.
Rivanga al passato, ricicla "Sei qualcuno?" e pezzi di "L'isola nel cuore", senza nessun nuovo spunto, niente che possa interessare il lettore ed invogliarlo a continuare la lettura. Si concentra, come nei suoi due libri precendenti, sulla sua (squallida) vita sentimentale e sessuale, questa volta tirando in ballo pure una relazione omosessuale probabilmente perchè altrimenti niente sarebbe stato da aggiungere. La storia trita relativa alla madre e ai suoi problemi d'alcolismo non funziona, quando usata in un'altra maniera avrebbe potuto portare spunti di vita vissuta interessanti. (Per i problemi d'alcolismo consiglio "Mai più sola" di Catherine Barry...il linguaggio ogni tanto è un po' volgare ma è consono alla storia, molto realistica)
A quanto pare essere figlia di un famoso giornalista non le ha evitato di cadere negli errori più frequenti degli scrittori di questo genere. Peccato, perchè "Sei qualcuno?" e "my dream of you" non erano male... Comunque rimane un'autrice che alla letteratura femminile irlandese contemporanea qualcosa ha dato, anche se in chiave molto minore rispetto all'indiscutibile Edna O'Brien o all'ormai affermatissima Catherine Dunne.
"La vita: istruzioni per l'uso" di Georges Perec
Scritto tra il 1969 e il 1978 dal grande scrittore scomparso prematuramente, "La vita istruzioni per l'uso" è un'esperienza divertente: il turbolento Perec narra non una, non due, ma decine di storie, in un caleidoscopio letterario di notevole qualità. Storie che si incrociano, si intrecciano e si ritrovano lungo un cammino di 99 piccoli capitoli, molti dei quali deliziosi capolavori in miniatura. Il tempo e lo spazio, trattati dal Perec anche nei libri "L'infra-ordinario" e "Specie di Spazi" qui si rincorrono in continuazione, mentre attraversano le pareti delle 99 stanze del palazzo parigino soggetto del romanzo.
Le sue 505 pagine scorrono velocemente: in lingua originale ci sono giochi di parole degni del più alto stile Joyciano, quindi nella traduzione in italiano perde un po', ma non penalizza del tutto l'opera, tenendo conto dell'ardua impresa di riportare in italiano intere frasi "intraducibili" dal francese.
Questo libro è stato anche fonte di studi, ispirazione per tesi e disegni dello stabile in questione: Perec usò un metodo matematico- scacchistico per stabilire l'ordine di descrizione dei luoghi e stilò un elenco di 21 coppie di categorie. Per ognuna di queste categorie Perec scelse 10 elementi, ottenendo così 420 elementi che saranno presenti, in qualche modo, in tutti i capitoli del libro.
Detto così potrebbe sembrare complicato, ma una volta iniziate le prime pagine è difficile non portarne a termine la lettura. Sentendo varie opinioni si potrebbe a grandi linee dire che Perec o lo si ama o lo si odia (trovandolo noioso): accostato spesso - erroneamente - a Philippe Delerm, rientra in questo periodo nella categoria della letteratura francese relativa al mondo delle "piccole cose", delle piccole manie o passioni che attanagliano quasi tutti i personaggi, degli oggetti perno di un' ossessione personale (puzzle, caleidoscopi, statuine, cartoline...) e di scene quotidiane difficilmente oggetto di attenzione.
"La donna alata" di Joanne Harris
I personaggi si disegnano perfettamente nella mente del lettore, tanto da sembrare quasi un film. Joanne Harris, celebre autrice di libri come "Chocolat" e "Cinque quarti d'arancia" ha fatto di nuovo centro con il suo ultimo lavoro, cambiando coraggiosamente ambito storico e creando un romanzo indimenticabile come i due protagonisti, in un delicato equilibrio di fuga e ricerca nei confronti dell'altro, in un alternarsi di amore e odio, dove l'amore è carico di vendetta ed egoismo. Persino il personaggio cinico di Le Corbeau rimane impresso nella memoria quanto la protagonista, zingara quasi magica dal triplo nome Juliette-Soeur Auguste-Ailèe. Anche personaggi minori come Mère Isabell, badessa bambina, o alcune delle "sorelle" del monastero dove si svolge buona parte delromanzo sono descritti in modo perfetto: ognuno può immaginarli secondo il proprio desiderio ma tutti hanno elementi base caratteristici ed eterogenei. Joanne Harris non cade mai nel banale: "la donna alata" non è un giallo, non è un romanzo storico anche se ambientato nel XV secolo; non è una storia melensa d'amore. E' un romanzo a sè, dove il mistero della trama non finisce mai di stupire fino all'ultima pagina, senza mai diventare uno di quei gialli simil-storici tanto in auge nelle librerie ultimamente.
martedì, 07 settembre 2004
Tutti i giorni, alle ore 15:51, per un solo minuto, apparirà un'immagine, differente ogni volta.
Gli autori dell'immagine potranno essere i visitatori stessi del sito.
Enjoy!
lunedì, 06 settembre 2004
Ok, ricominciamo da capo.
Versione 2.
Ricominciamo con lui:
un uomo, una storia, un design.
Il buon vecchio
"Domani sarà meno"


